SCANDALO DEI PALAZZI DA RIUSARE A SIENA: INCREDIBILE!

EVVIVA! dobbiamo a La Nazione un’inchiesta di grande importanza dopo che Facebook e sienatv.it hanno riportato alla luce il problema della Villa Chigi alle Volte, il capolavoro di cui Mario Ascheri già due anni fa segnalava il degrado ne La Voce del Campo.
Ecco il servizio di Paola Tomassoni:

PALAZZO SOZZINI MALAVOLTI
Residenza dei conti Sozzini in via Pantaneto, risale al XV secolo. In tempi più recenti il palazzo è stato sede dell’Inps, dalla cui proprietà è passato ad un Fondo immobiliare legato a Bnl, cui appartiene ancora oggi. Fino al 2008 ha ospitato l’Università Stranieri, alla cui partenza è rimasto vuoto. Una parte dell’immobile è rimasta vincolato a percorso museale.

PALAZZO DEL CAPITANO
Già Grottanelli de’ Santi, palazzo del Capitano del Popolo è l’edificio gotico che dà nome all’omonima via del centro storico: un edificio splendido all’interno quanto all’esterno. La storia più recente dice che l’ultimo utilizzo è stato da parte dell’Università di Siena, con l’ex facoltà di matematica. Di proprietà della Fondazione Mps, ad oggi è chiuso e in vendita.

LE PAPESSE
PALAZZO Piccolimini delle Papesse, in via di Città, è stato realizzato per volontà dalla sorella di Papa Pio II, Caterina Piccolimini nel 1460. La storia più recente lo vede sede bancaria (di proprietà di Banca d’Italia) e poi del centro di arte contemporanea. Finita questa esperienza, le Papesse ha chiuso i battenti.

TOMMASO PENDOLA
L’ex istituto per sordomuti si stende per migliaia di mq di superficie, su ambo i lati dell’omonima via: da una parte ospitava la sezione femminile e dall’altra quella maschile. Oggi gli immobili, di proprietà di Asp, sono in parte occupati da scuole di lingue e in gran parte vuoti.

SANTA CHIARA
Duecentesco complesso monastico dell’Abbadia Nuova, ai Pispini: nell’Ottocento è stata casa delle monache di Santa Chiara, poi dei monaci Olivetani, dopodiché è iniziata la storia militare che arriva ai giorni nostri, con l’ex caserma ancora di proprietà del Ministero della Difesa. Da dopo la partenza della Folgore è inutilizzata.

SANTA TERESA
L’istituto, fra via di San Quirico e pian de’ Mantellini, è di proprietà in parte della Curia e in parte del Comune di Siena. Da anni è sottoposto a lavori di recupero e da anni c’è la richiesta di farne una struttura di accoglienza, forse di religiosi, forse studenti o con finalità abitative. Non c’è una progettualità ancora nota.

COLLEGIO TOLOMEI
Un tempo collegio, poi soppresso nel 1808 e adibito a caserma, il convento venne poi destinato a Liceo. Oggi il grande edificio in piazza sant’Agostino ospita l’istituto Piccolomini e l’istituto musicale Franci, ma per lo più è vuoto. Un complesso enorme, di grande valore storico, artistico e affettivo.

SAN MARCO
L’ex collegio San Marco degli anni’70, nel Trecento fu il convento di Santa Marta. Nel 1983 il complesso divenne di proprietà del Comune, che vi ha spostato l’Archivio storico. Nel 1986 iniziò il restauro, che non ha ancora riconsegnato tutto il complesso alla città.

SAN CRISTOFORO
Tutti conoscono la chiesa di piazza Tolomei, pochi invece il piccolo chiostro accessibile da via del Moro: un suggestivo ambiente romanico del XII secolo, con una lapide all’esterno dell’abside che dice che qui è sepolto il poeta Cecco Angiolieri. Il chiostro è stato recuperato, grazie a padre Alfredo, ma oggi è chiuso e inutilizzato dalla Diocesi, proprietaria.

EX BANCA D’ITALIA
Nel 1977 Banca d’Italia decise di acquistare il lotto di terreno, nella Lupa, fra via della Stufa Secca e pian d’Ovile, per farvi la sua sede. Che oggi non c’è più: qui però prenderà casa il Comando provinciale dei carabinieri, oggi in viale Bracci.

Troppi palazzi rimasti vuoti, così il centro rischia l’agonia. Sono decine gli immobili inutilizzati: dalle Papesse a palazzo del Capitano Ecco il nostro «viaggio»

IN CENTRO storico a Siena oggi risiedono circa 15mila abitanti più qualche migliaio di studenti fuori sede – e, secondo uno studio di fine anni ’90, ci sarebbe però anche un milione di metri cubi, possibilmente abitativi, all’interno di edifici storici più o meno inutilizzati dagli anni’80. Immobili eccellenti in cui è passata la storia di questa città, ma in cui sembra non voler approdare il futuro.

Torniamo dunque a riflettere con un occhio all’architettura ma anche al sociale – su una città che ha allargato i suoi confini ma è andata abbandonando il suo `cuore’, con l’inevitabile degrado e la deriva della mancanza di sicurezza sempre in agguato laddove non si vive. Una riflessione doverosa in tempi pre-elettorali, ovvero quando volano le promesse pensando ai piani di sviluppo o al ridisegno urbanistico.

Tutto ha inizio con la chiusura del centro storico, negli anni ’60, da parte del sindaco Fazio Fabbrini, a tutela della vivibilità e a tutela proprio del patrimonio storico di Siena. Negli anni ’70 poi la prima spinta verso fuori e, con sindaco Canzio Vannini e assessore all’urbanistica l’architetto Mezzedimi, si dà incarico all’architetto Giancarlo de Carlo di progettare il quartiere periferico di San Miniato. E lì negli anni finiranno grandi investimenti, distolti dal centro storico, che contemporaneamente inizia a vedere i primi palazzi vuoti. Arrivano quindi gli anni ’80, con sindaco Vittorio Mazzoni della Stella e assessore all’urbanistica Roberto Barzanti e scatta l’incarico del piano regolatore che disegnerà la Siena più recente: il piano redatto dall’urbanista Bernardo Secchi. L’incarico è dell’86, l’approvazione invece arriverà più avanti, nell’era Piccini.

Il Piano in sostanza voleva lanciare proprio il recupero abitativo del centro storico: peccato che la `leva’ sia nella trasformazione della caserma Lamarmora da sede militare in spazio abitativo (con qualche centinaio di appartamenti). Invece la caserma non verrà dismessa e il centro storico al posto di recuperare case ne va perdendo, a favore proprio delle periferie.

Un lento, inesorabile abbandono, fino ai giorni nostri, quando le risorse da destinare al recupero e agli investimenti non ci sono più. E così ecco palazzi come le Papesse, palazzo del Capitano, palazzo

Sozzini Malavolti, che, perso il loro ruolo economico e culturale, non trovano più inquilini; ex collegi monumentali, come Tolomei, San Marco ma anche Pendola o istituto Santa Teresa, chiudono i battenti, celando spazi di immenso valore. Per non parlare delle caserme, che perdendo la loro strategicità, si avviano all’abbandono: da Santa Chiara fino all’attuale caserma di viale Bracci, realizzata per i carabinieri, che prossimamente sarà lasciata dall’Arma in procinto di trasferirsi nella Stufa Secca (ex Banca d’Italia).

Come fermare l’inesorabile degrado? Con qualche mossa lungimirante o incentivante: cambi di destinazione d’uso ad esempio o comunque un piano organico dei recuperi, di cui solo il Comune può farsi carico. Esiste una formula denominata `diritto di superficie’ che consente all’ente proprietario di concedere, con convenzione, il bene in uso ad altri, che si fa carico del recupero, beneficia della sua gestione per la durata della convenzione e quando questa finisce l’immobile torna al suo proprietario. Chissà che qualcuno non `carpisca’ l’occasione! E la città con esso.

II Santa Maria è il simbolo degli edifici storici sottoutilizzati: la parte alta e il retro non sono mai stati recuperati
(p.s. di Salviamo Siena: QUASI LA META’ del complesso, 40 milioni necessari? quelli promessi da Rossi due o tre anni fa e mai arrivati)

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