SMART CITY: NON BASTANO I SERVIZI, VANNO GESTITI!

Corriere Economia di oggi (Chiara Sottocorona) pone un problema serio, ma sembra sottovalutato il fatto che una cosa è fare Smart nelle grandi città (dove è vitale ormai), altra cosa nelle piccole dove è meno necessario e può essere (come a Siena) motivo di spreco per auto elettriche e bici nel Centro storico.
Ma leggiamo perché parla anche del convegno di Barcellona che solo noi – ci pare – abbiamo pubblicizzato.:
SMART CITY? MICA TANTO, COSI SPRECANO I BIG DATA

Ormai le città intelligenti si stanno diffondendo anche in Italia, con progetti legati all’Internet, … dall’illuminazione alla raccolta dei rifiuti. Ma la gran parte delle informazioni (preziose) resta inutilizzata. Le eccezioni? Milano e Bologna.
I dati sono la linfa vitale delle città intelligenti. Ma occorre anche un «cervello», un centro di controllo e comando per aggregarli, interpretarli e trasformarli in servizi. Milano lo avrà dal prossimo anno. Il 15 novembre scorso il Comune ha siglato un accordo con Cisco per Safer Milan (Milano più sicura), iniziativa che permetterà di sperimentare nei prossimi i8 mesi il Security Operation Center: un cervello per la sicurezza fisica, ambientale e digitale della città. Gestione dell’illuminazione, della raccolta rifiuti, del traffico e dei parcheggi: sono queste le soluzioni più diffuse nei Comuni che hanno avviato negli ultimi tre anni progetti di Smart city, che sono il 48% su un campione di 114. Quasi uno su due (dati Polimi). Ma solo il 22% delle città raccoglie e usai dati condivisi dalle società che erogano servizi. «L’Internet delle cose consente di usare sensori e centraline economici per estrarre dati dalle reti esistenti – dice Gianni Dominici, direttore del Forum per la Pubblica amministrazione -. I lampioni a Led, per esempio, permettono di installare antenne wi-fi, telecamere di sicurezza, rilevatori di traffico: è un’infrastruttura disponibile. Ma occorre integrare i dati e gestirli. Finora le applicazioni di Smartcity italiane mancano di politiche coordinate. Solo poche città come Milano e Bologna stanno completando il mosaico in un sistema veramente integrato».
Il caso Milano resta esemplare e il progetto Safer è un passo avanti. «L’obiettivo è la sicurezza a 36o gradi – dice Fabio Florio, manager per lo sviluppo delle Smart city di Cisco -. Significa aggregare i dati che arrivano dalla videosorveglianza, dai sensori che rilevano il traffico, dal monitoraggio ambientale e idrogeologico», L’Internet delle cose e l’analisi dei Big data sono le tecnologie chiave utilizzate,
che permettono di vedere la situazione all’istante su cruscotti video, con mappe interattive e sistemi di allerta automatizzati. «A Milano portiamo, prima volta in Italia, la nostra piattaforma lot ICnetic for Cities, collegandola in telepresenza con i centri nevralgici come questura, polizia, vigili urbani», dice Florio.
Già adottata dalle smart city di Barcellona, Copenaghen e New York, lot Kinetic for Cities è stata presentata a metà novembre allo Smart city World Expo di Barcellona, dove Cisco ha annunciato un’investimento di un miliardo di dollari nell e città intelligenti. Nel caso di Milano, però, a finanziare il Security Operation Center è Digitaliani: un piano triennale da ioo milioni lanciato da Cisco nel 2016 per accelerare la digitalizzazione dell’Italia. «Forniamo tecnologia – dice Florio -, ma anche la formazione di ioo studenti su lot, Big data e Cybersecurity, e un laboratorio di idee per la smart city. A Milano costruiamo un modello da esportare». Da quattro anni in testa alla classifica iCity Rate dell e città italiane più smart e sostenibili (stilata dal Forum perla Pubblica amministrazione su io6 capoluoghi), Milano un modello lo è già di fatto. È in testa (seguono Bologna e Firenze): per produttività e imprenditorialità (12,9 imprese attive ogni ioo abitanti), diffusione della banda ultralarga (quasi il lo% dell’utenza residenziale), co-working (22,5% dei servizi offerti in Italia), home-banking (70,8% dei clienti bancari), trasporto pubblico e bike sharing (35 mila utenti).
«L’attenzione ai dati e la collaborazione tra soggetti pubblici e privati sono due aspetti fondamentali- dice Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio lot del Politecnico -. Per il bike sharing, Milano ha messo nel bando l’obbligo di condividere i dati raccolti: utenti, aree, percorsi, frequenze. Danno indicazioni sulla mobilità urbana e sulle scelte future». I dati permettono anche di calcolare i benefici. Per esempio, la gestione dei parcheggi tramite l’app, dice Salvadori, «riduce i tempi di attesa e ricerca delle auto e consente di ridurre l’emissione di anidride carbonica di 45 mila tonnellate all’anno». E con il controllo a distanza dell’intensità luminosa dei lampioni «si eliminano altre 12 mila tonnellate di Cot all’anno».

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