CHI INTERVIENE PER LE ACQUE? PROSPETTIVE DIFFICILI, CONSOLATEVI?

L’intreccio delle competenze e degli interessi in gioco non giova a noi utenti.
Tra l’altro crediamo sia anche difficile avere dati precisi sulle perdite nelle varie aree: chi misura le acque in arrivo e in partenza? Nell’articolo importante (si parla di perdite sopra il 20% ovunque, faccio notare a Michele Pinassi che diligentemente ieri ha ricordato in FB la provincia di Siena come virtuosa sul 15%) apparso su REPUBBLICA FIRENZE OGGI NON si parla ad esempio di ARPAT, che come tutti sanno è azienda non irrilevante (tecnicamente ma anche come costi) della Regione.
Diamo comunque un estratto dall’articolo, non edificante per nulla perché la politica dovrebbe agire, ma vedete voi i nostri prodi operare sotto elezioni scelte così delicate?
Più facile la mancanza d’acqua con scaricabarile successivo alle proteste generali.

“(…)Il governatore Rossi teorizza una legge per imporre alle società idriche di sostituire le vecchie tubature? Le spa dell’acqua si rivoltano, oppongono cavilli e leggi: «Strada di difficile percorribilità giuridica». Nemmeno i Comuni gradiscono, temendo che per aumentare gli investimenti si finisca per far lievitare le bollette. Pure il Cispel attacca e rilancia: «Sia semmai la Regione a contribuire di più: ha deciso di aumentare i canoni demaniali per i prelievi dagli invasi, quest’anno prenderà 10 milioni in più. Non metta quei soldi nel suo bilancio generale e li spenda per invasi, allacci e dissalatori che sono la vera cosa urgente per battere la siccità» propone il presidente Alfredo De Girolamo.
Mentre l’Ait, l’autorità idrica toscana, prova a mediare: «Quello che verosimilmente si potrà fare è non imporre ma prevedere un meccanismo di agevolazioni in termini di allungamento temporale delle concessioni per le società che si impegnino a fare più investimenti» dice il presidente Alessandro Mazzei. Ma il fronte rimane bollente.
La guerra è sugli investimenti. E riesplode proprio durante l’emergenza siccità. La tesi del governatore regionale da poco approdato in Mdp è che siano troppo pochi i soldi spesi sulle tubature, che continuano ad avere perdite molto alte in Toscana, ovunque superiori al 20%, talora al 40%.
Enrico Rossi dice: «I nostri babbi ci hanno lasciato 30mila chilometri di tubi toscani, un patrimonio di 13 miliardi di euro. E per mantenerlo dovremmo spendere 260 milioni l’anno, cioè il 2% del valore. Chi più chi meno, le Spa toscane dell’acqua investono ogni anno circa 70 milioni nella sostituzione dei tubi. E per raggiungere il minimo, per prevedere la sostituzione in almeno 100 anni, si dovrebbe spendere almeno il doppio, cioè circa 130 milioni».
Dove trovare i 60 mancanti? Pescarli dagli utili? I gestori toscani ne totalizzano per oltre 50 milioni di euro, circa la metà li distribuiscono ai Comuni per i bilanci. Non potrebbero evitare e usare quei 25 milioni per altri interventi?(…)
Paolo Nannini, presidente di Nuove Acque, ritiene che la priorità degli investimenti non siano i tubi: «Io semmai chiederei maggiori spese su depurazione e collegamenti».

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