RISCHIO SISMICO A SIENA: L’ARCHITETTO ELENA MATTEUZZI INTERVIENE E LA RINGRAZIAMO!

SIENA: alcune considerazioni sul rischio sismico

Il terremoto è – purtroppo – diventato un argomento di notevole attualità: è dunque normale interrogarsi sulla vulnerabilità sismica di una città come Siena, uno dei tessuti urbani medievali più significativi e importanti d’Italia.

Da architetta restauratrice vorrei fare alcune considerazioni al riguardo.

Siena e il terremoto

Come quasi tutte le città italiane, Siena è stata più volte colpita dal terremoto fin dal Medioevo.

Nel 1294 il cronista Sigismondo Tizio riporta ad esempio che a Siena accaddero “spaventosi tremuoti”, mentre nella sua Chronica Senese Andrea Dei riporta che nel 1320 “furono molti orribili tremuoti a Siena, e bastoro più dì e più notti, e spaventoso sì le genti che molti ne stavano tutta la notte fuora dalla città, e molti giacevano nel Campo”.
Ma Siena fu oggetto di eventi tellurici anche il 27 dicembre 1361, l’8 agosto 1413, il 12 agosto 1430 e il 22 agosto 1456.

Nel mese di agosto del 1467 si verificò invece un vero e proprio sciame sismico che indusse i senesi ad abbandonare temporaneamente la propria città per ritirarsi in tendopoli e capanne poste nelle campagne subito fuori le mura: questo evento è testimoniato da una tavoletta di Biccherna dal significativo titolo “Al tenpo de’ tremuoti”.
Ma l’evento più conosciuto e meglio documentato è sicuramente “l’orribil scossa della vigilia di Pentecoste”, ovvero il terremoto del 26 maggio 1798 accuratamente studiato dall’architetta Marina Gennari. Di grado VII-VIII della scala MCS (Mercalli modificata), causò tre morti e gravi danni alla maggior parte degli edifici della città, in cui si verificarono i crolli delle volterrane (costituite da volte di mattoni “in foglio”), lo sconvolgimento dei manti di copertura, la caduta di comignoli e cornicioni, l’apertura di vistose lesioni negli architravi di porte e finestre, nelle facciate o nei muri comuni a due edifici adiacenti, e infine notevoli fuori piombo o veri e propri sfondamenti delle facciate per il martellamento sulle murature delle travi dei solai. Anche gli edifici monumentali furono gravemente colpiti: il Duomo rimase infatti parzialmente inagibile per alcuni anni, la chiesa di San Domenico ebbe il tetto e il campanile pericolante (che dovette essere abbassato di ben due piani), e fu necessario demolire la facciata rinascimentale della chiesa di San Cristoforo, sostituendola con quella attuale in stile neoclassico. Persino il Palio di Provenzano quell’anno venne sospeso e rimandato a data da destinarsi.

Importanza dello studio di vulnerabilità sismica

È perciò evidente che presto o tardi il terremoto tornerà a colpire Siena. Non sappiamo quando, ma sappiamo come: dalle fonti storiche gli esperti si attendono infatti un sisma di intensità paragonabile a quello del 1798.
Studiando la copiosa documentazione che ci è pervenuta, e in particolare le relazioni sui danni e le circa 130 istanze di occupazione di suolo pubblico (comprendenti una minuziosa descrizione dei lavori di restauro e consolidamento necessari alla riparazione degli edifici lesionati), possiamo farci un’idea piuttosto precisa delle zone più colpite.

Anche l’analisi degli attuali edifici del centro storico risulta fondamentale, perché grazie ad alcune indagini mirate e allo studio delle tipologie edilizie, della qualità delle murature e delle fasi costruttive è possibile simulare in modo molto efficace i possibili danni in caso di terremoto.

L’insieme di queste due operazioni, lo studio delle fonti e l’analisi puntuale degli edifici storici, più esposti in caso di terremoto, si chiama “studio della vulnerabilità sismica” e risulta indispensabile per la prevenzione.

Sapendo infatti quali edifici potrebbero crollare o lesionarsi seriamente in caso di terremoto l’Amministrazione Comunale, lo Stato ed altri enti pubblici potrebbero mettere in atto una serie di strategie di intervento a breve, medio e lungo termine:

A breve termine – 1) Studiare il Piano di Protezione Civile in modo tale da non utilizzare come vie di fuga, vie di accesso dei mezzi di soccorso o punti di raccolta strade o piazze interessate da possibili crolli. 2) Diffondere la conoscenza del Piano nella cittadinanza ad esempio mediante la distribuzione di opuscoli, la pubblicazione sul sito web del Comune, alcune lezioni agli studenti delle scuole e una serie di incontri presso associazioni culturali e/o Società di Contrada.

A medio-lungo termine – 1) Prevedere controlli e interventi di miglioramento o adeguamento sismico degli edifici di proprietà comunale, statale o provinciale, con destinazione d’uso abitativa (studentati, case popolari) o di tipo pubblico (scuole, asili, centri sociali, immobili ceduti in comodato alle Contrade, eccetera). 2) Studiare una serie di incentivi e finanziamenti per il miglioramento sismico degli edifici privati con destinazione d’uso abitativa, ricettiva o commerciale-terziaria, dando la priorità ai proprietari delle zone del centro storico considerate più vulnerabili.

Miglioramento sismico di un centro storico: strategie di intervento

 

Ma come si interviene concretamente su un centro storico come Siena, caratterizzato da un’edilizia minuta di qualità non molto elevata e da edifici medievali (nati generalmente come palazzi gentilizi) più volte rimaneggiati?
Semplicemente adottando, opportunamente aggiornati e migliorati, i metodi di consolidamento sismico in uso da secoli insieme ad altri di nuova invenzione appositamente studiati con i materiali attualmente disponibili.
In linea generale, nel consolidamento e miglioramento sismico degli edifici storici valgono gli stessi principi del restauro architettonico, e cioè riconoscibilità, compatibilità e minimo intervento.
La riconoscibilità in questo caso ha un ruolo abbastanza marginale, perché rilevante soprattutto dal punto di vista estetico, mentre la compatibilità e il minimo intervento riguardano il comportamento strutturale dell’edificio, e perciò sono di importanza fondamentale.

Un intervento di miglioramento non deve infatti alterare irreversibilmente il comportamento strutturale di un edificio storico, ma semplicemente potenziarne le caratteristiche positive. Le strategie più ricorrenti, volte a ripartire uniformemente le sollecitazioni sismiche tra le pareti portanti e a rendere solidali le strutture orizzontali (solai e coperture) con le murature,  riguardano quindi:
– L’ancoraggio reciproco delle murature perimetrali mediante robuste catene con capochiave;

– Il fissaggio alla muratura delle teste delle travi dei solai in legno e dei puntoni delle capriate;
– L’uso di cordoli sommitali in acciaio o muratura armata, oppure di cerchiature con materiali compositi (generalmente fibre di carbonio);
– L’aumento della resistenza degli spigoli dell’edificio con iniezioni armate o “spillature” con barre di acciaio o fibra di carbonio;
– L’aumento della rigidezza di solai e coperture con l’apposizione di doppi tavolati strutturali e controventi in elementi metallici;
– La risarcitura delle lesioni con la tecnica del cuci-scuci o spillature con barre di acciaio o fibra di carbonio;
– L’apposizione di catene metalliche in corrispondenza delle reni di archi e volte per contrastarne le spinte orizzontali;
– La costruzione di contrafforti, “speroni murari” e archi di rinforzo per contrastare il fuori-piombo delle facciate o il cedimento parziale di archi e volte.
Come testimoniato dai danni subiti da numerosi edifici in occasione di alcuni terremoti recenti (Umbria 1997, L’Aquila 2009 e Amatrice 2016) risultano invece molto dannosi, e perciò vanno generalmente evitati (o quanto meno considerati con assoluta prudenza):
– La sostituzione di solai e coperture in legno con solette di calcestruzzo armato;
– L’uso di grossi cordoli sommitali in cemento armato;
– L’introduzione di cordoli di piano in cemento armato, ricavati rompendo le murature esistenti (si tratta dei cosiddetti “cordoli in breccia”);
– Le iniezioni in pressione di malta cementizia all’interno di murature deboli, generalmente di ciottoli e pietrame legati da malta di calce aerea;
– I cosiddetti “intonaci armati”, in realtà vere e proprie fodere di calcestruzzo molto spesse (anche 10 cm) armate con reti elettrosaldate.

Infatti questi interventi, appesantendo notevolmente le parti più alte dell’edificio con materiali molto rigidi, tendono ad amplificare gli effetti delle onde sismiche e, nei casi più gravi, a sgretolare completamente le murature delle parti più basse, causando danni irreparabili o il collasso dell’edificio.

Tuttavia queste indicazioni hanno carattere puramente generale, perché il miglioramento sismico di un edificio storico è un’operazione decisamente complessa, che richiede una serie di calcoli e analisi preliminari molto accurate: in caso di necessità è quindi fondamentale rivolgersi a un tecnico strutturista (architetto o ingegnere) specializzato in questo campo, e diffidare di chi promette analisi sismiche per pochi euro o soluzioni miracolose valide in ogni caso.

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2 commenti

  1. Elena Matteuzzi

    Grazie a voi per aver condiviso queste mie considerazioni a carattere comunque estremamente generale.

  2. Redazione del blog

    Grazie, architetto! Riportiamo dal “Corsiena” di oggi utile avvertimento:
    “Non è possibile che ancora oggi nelle compravendite di edifici la documentazione tecnica sia limitata alla conformità edilizia urbanistica e all’attestato di prestazione energetica. Il certificato di agibilità su edifici storici, risulta spesso datato e comunque non garantisce la sicurezza strutturale attuale! E’ questo il punto chiave che determinerebbe una vera e propria rivoluzione sulla prevenzione sismica degli edifici esistenti. Un buon inizio sarebbe l’adozione obbligatoria del fascicolo del fabbricato che porterebbe ad una piena consapevolezza dello stato attuale degli edifici in cui si vive e consentirebbe di programmare nel tempo le giuste e dovute manutenzioni. Purtroppo quello che è avvenuto in questi anni dimostra che la prevenzione non è conveniente: non dà risultati immediati e visibili; la convenienza si vedrà solo quando ci sarà un evento sismico disastroso: solo allora potranno esserne apprezzati i risultati … purtroppo.
    Nicola Valente Architetto e consigliere dell’Ordine Architetti di Siena
    Cultore della materia in Statica e Statica e Stabilità delle costruzioni murarie e monumentali presso l’Università degli Studi di Firenze”.

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