CONFRONTO SENZA RETE SU MUSEO/GALLERIA DEL PALIO

INIZIAMO CON UN DOCUMENTO UFFICIALE (e attenzione alla scadenza del 15 ottobre in fondo) cui facciamo seguire il problematico intervento di CARLO REGINA, che ci sembra meritevole della massima attenzione:

 

“La Galleria del Palio    

 Breve report del comitato scientifico per la presentazione delle prime linee del progetto scientifico della Galleria del Palio (5 settembre 2016)

Facciamo parte di un comitato scientifico incaricato dal Comune di portare avanti e presentare uno studio di fattibilità per un progetto conosciuto a tutti come “Museo del Palio”. Il comitato è composto da esperti in campo storico, archivistico, antropologico e museologico ed ha risposto in modo positivo alla chiamata del Comune, ritenendo il progetto di grande interesse per la città  e meritevole di essere ripreso in modo efficace dopo alcuni anni in cui sembrava essersi arenato.

Le domande alle quali siamo stati chiamati a rispondere sono molte, come quelle che ci siamo posti sin dai primi incontri, tenendo ben presente le esigenze cittadine, il ruolo che le tradizioni e la cultura ricoprono per l’identità senese e cercando di prevedere le possibili restituzioni di un progetto tanto ambizioso.

La prima domanda che ci siamo rivolti può apparire ovvia: perché creare uno spazio, un luogo che parli del Palio di Siena? Perché fare qualcosa che, per molti, corre il rischio di somigliare ad un diciottesimo museo di Contrada? La nostra risposta è stata semplice: questo spazio non deve essere simile ad un museo di Contrada né dovrà parlare delle stesse cose.

Molti sanno che la storia del “Museo del Palio” è lunga, e nel corso degli anni ha potuto contare su un profondo ripensamento, volto a considerare meglio un luogo, a nostro avviso utilissimo ai senesi prima ancora che ai forestieri che vorranno visitarlo.

Il primo ripensamento riguarda il nome. Sin dalle prime riunioni ci siamo resi conto che il nome “museo” era parzialmente corretto, e non rendeva giustizia della complessità di relazioni che esso ambisce a creare. Se abbiamo pensato ad un museo, l’idea che più somiglia a questo spazio è quella del museo diffuso, termine coniato dal museologo francese George Henri Riviere, primo presidente dell’ICOM International. L’idea del museo diffuso è quella di una rete che passa attraverso la comunità, che si preoccupa di valorizzarla e che alla comunità vuole ritornare. I 17 musei di Contrada sono già espressione di un museo diffuso. Noi abbiamo immaginato questo diciottesimo luogo come punto di snodo di queste 17 realtà, ma dove raccontare non la storia delle singole contrade, ma la storia della festa nella sua totalità, ossia la storia di ciò che il Palio è, oggi, ed è stato in passato.

Non pensiamo infatti ad un museo immobile di stampo ormai antiquato, ma ad uno spazio che sia al contempo espositivo ed interattivo, didattico ma anche capace di suscitare accesi sentimenti, grazie anche alle tecnologie oggi disponibili, rivolto sia agli studiosi che ai semplici curiosi.

Il termine che più si avvicina alla nostra idea è quello di “Galleria”.

Questo ci è apparso immediatamente efficace e denso di significato. Rimanda all’idea originaria delle esposizioni artistiche e scientifiche e alla nascita dell’arte per l’arte, del gusto estetico settecentesco. Ma è anche qualcosa di più intenso: una galleria è come un ponte, mette in comunicazione un luogo con un altro, ha lo scopo di connettere realtà vicine ma che diversamente non potrebbero esser raggiunte. La galleria, in senso espositivo, è anche un luogo da percorrere che permette al visitatore di passare attraverso diverse stanze. Ed è questo il modo in cui abbiamo immaginato quella che per noi è la Galleria del Palio: un luogo capace di connettere diverse realtà e, soprattutto, un percorso le cui finestre laterali possano sfociare nei musei di Contrada, come museo diffuso che dialoga nel territorio cittadino.

La Galleria del Palio, a nostro avviso, è utile per molti motivi. Sentiamo tutti, oggi, la necessità di fare chiarezza sulle distorsioni e le interpretazioni superficiali (quando non più spesso vere e proprie diffamazioni) che del Palio di Siena vengono fatte. Al tempo stesso sappiamo che le moderne tecnologie (smartphone, tablet ecc.) ed i social media hanno reso il Palio un fenomeno difficile da controllare. E su questo non occorrono esempi, ben noti a tutti.

Ci siamo chiesti allora cosa fare e ci siamo trovati di fronte a due possibilità: una, peraltro illusoria e sostanzialmente impraticabile, è quella di chiudersi al mondo esterno; l’altra, meno comoda e più ardita, è di raccontare il Palio, con rigore scientifico, con passione contradaiola e con sincerità.

Siamo convinti della bontà del progetto della Galleria del Palio, lo riteniamo uno spazio prezioso e assolutamente positivo, che mira a raccontare il Palio a tutte le persone che ne siano attratte e, al tempo stesso, a costruire una rete territoriale che, come abbiamo già detto, colleghi la Galleria ai musei di Contrada.

Nello sviluppo futuro di questo progetto il comitato ha pensato, infatti, ad un coinvolgimento attivo delle Contrade. I contradaioli, se lo vorranno, potranno donare non i loro oggetti materiali ma le loro storie, i loro ricordi, le loro emozioni, il loro particolare punto di vista sul Palio, affinché queste storie possano essere utilizzate come materiale multimediale per la Galleria.

Infatti essa sarà principalmente un luogo interattivo e multimediale. Abbiamo pensato, in ultimo, ad un centro di documentazione dove studiosi, appassionati, contradaioli, studenti, possano visionare materiale video, fotografico, audio e cartaceo.

La Galleria del Palio vuole essere un luogo capace di spiegare, anche in modo semplice, cosa è il Palio, perché siamo convinti che la comprensione sia il passo più importante non per la difesa della festa, certamente non per la sua promozione commerciale ma per il riconoscimento dell’importanza che il Palio di Siena ricopre, oltre che per la nostra comunità, nell’ambito delle feste italiane e internazionali, con la sua profondità storica e la sua influenza.

Insomma la Galleria del Palio è un dono che la comunità senese può fare a chiunque voglia avvicinarsi al Palio di Siena per comprenderlo ed apprezzarlo. Ed è un dono anche per i senesi tutti, ai quali si spera di restituire un luogo che possa essere uno spazio per discussioni, approfondimenti, convegni e nuove passioni.

Il comitato scientifico: Giuliano Catoni, Mauro Civai, Alessandro Leoncini, Pietro Meloni, Davide Orsini, Senio Sensi“.

Chiunque voglia contribuire alla realizzazione della Galleria del Palio, potrà inviare, entro il prossimo 15 ottobre, il proprio contributo di idee e ricordi all’indirizzo mail

galleriapalio@comune.siena.it

intervento di CARLO REGINA
Volevo esprimere il mio personale e totale dissenso a questa "cosa" del museo del
Palio. Trovo questa idea, l'ennesimo tentativo di catalogare il Palio nella grande
famiglia delle "manifestazioni popolari" (cito dal discorso del sindaco) Non voglio
definire il Palio, che è una cosa viva (ancora) e che va vissuta e lasciata nei 
suoi meandri e nei suoi naturali confini, senza violentarla o catalogarla. 
Questa fissazione di rivolgersi sempre all'esterno e dare per forza a tutti una 
spiegazione su ogni singolo passaggio o vocabolo paliesco, è diventata una mania
e una scusa per il sindaco e chi lo segue, per mettere definitivamente in una teca
qualcosa che non è più vivo, ma è già morto. 
Il turista non capirà. Pazienza. Magari ne capirà qualche viaggiatore (che non è
un turista). Il Palio avvicinerà a sé solo coloro che hanno la sensibilità, 
l'umiltà e la cultura per capire. Ne guadagnerebbe Siena in termini qualitativi 
e il Palio resterebbe, spero ancora a lungo, in vita. Ci sono delle cose che non 
hanno bisogno di altro se non di essere vissute, per essere capite e mantenersi 
nella loro esclusiva unicità. Il Palio è una di queste.

Io mi ero permesso di caricare in Facebook questo commento:

MUSEO/GALLERIA DEL PALIO

Strana città: anche questo è diventato un referendum?
O si è per il progetto presentato o si è nemici del Palio e del progresso di Siena?
Strano modo di pensare in una città dove i competenti seri a parlarne sono tutti i contradaioli e quelli che possono tirare bene le fila del discorso molte decine…non 4 o 5: vi ricordo in pochi secondi Maurizio Bianchini, Sunto, Alberto Fiorini, palio.org, Aurora Savelli, Armando Santini ecc. ecc. compresi i tanti buoni giornalisti (Franco Masoni va qui?) ormai specialisti di palio e contrade.
Non è la commissione di esperti sbagliata, né il suo progetto, è il MODO in cui ci si è arrivati che è sbagliato, come al solito (Capitale della Cultura ad es.) senza dibattito preliminare aperto. Scegliere ‘esperti’ a Siena per il Palio? Ridicolo già in limine.
Giulia Maestrini difende a spada tratta e invita a mandare messaggi a un indirizzo mail. Chiedo alla Redazione di Salviamo Siena! di pubblicizzarlo.
Ma sei tu che rispondi, cara, da quella mail? o fa la fine delle lettere mandate al dott. Valentini dai cittadini?
Bisogna prima capirsi sulle regole, cara.
E a Siena ce ne è bisogno tanto…i miei appunti già caricati qui li manderò come tu vuoi, come ho scritto più volte alla Fondazione e al Comune (ad es. per SMS). Neppure due righe di recezione mandano…se manca addirittura l’educazione, dove vuoi andare cara?
I presupposti della ‘civiltà civica’ mancano…
Ma giusto ad es. quanto leggo in
http://wiatutti.blogspot.it/…/i-tantissimi-motivi-per-voler….

Il post di Giulia Maestrini è nel suo blog La bomba carta (spero di raggiungerla perché non ho mail né è in FB). Ha la stessa attitudine positiva che ebbe per la Capitale della Cultura. E ha ragione: bisogna trarre il meglio dalle idee che vengono fuori. Il problema è quanto non sia partita di nuovo male questa idea com’era partita quella della Capitale. E’ la FAZIOSITA’ che distrugge Siena. Bisogna dirlo, cara Giulia! Se non si supera quello scoglio non si va da nessuna parte. Qui si doveva consultare la CITTA’…non c’è problema di esperti…da chiamare per ALLESTIRE il museo quando sarà deciso. Qui il problema è COSA FARE, COME FARE, DOVE FARE…come nper le auto elettriche, mi scusi il salto di materia, la Giunta di Siena ha messo prima il carro e poi è andata alla ricerca dei buoi. In questo caso buoni, per carità, ma non sufficienti. E’ l’UNICO museo/galleria che nella ideazione aveva bisogno di larga collaborazione, non discriminante. Fallita la procedura, come al solito, da parte di questa Giunta. E dispiace dirlo, mi creda, cara Giulia. La contraddizione è nel testo della commissione quando fa e chiama POI i contradaioli a contribuire, a plortare memorie ecc. Ma non doveva essere una Galleria semplice, esplicativa, didattica? Se ne fate un archivio di memorie cambia la sua natura, caro Giuliano! Capisco il tuo naturale impulso archivistico..ma in questo caso non va bene. Riflettici, per favore!

Grazie, Vostro

Mario Ascheri

9 commenti

  1. Elena Matteuzzi

    Desidero rispondere all’intervento del signor Carlo Regina. Da contradaiola e appassionata di folklore (seppur autodidatta, essendo io architetto) vorrei sottolineare che SI, il Palio rientra pienamente nelle “manifestazioni popolari”, o meglio nelle “tradizioni popolari” insieme a pochissime altre feste italiane, come la Corsa dei Ceri di Gubbio, la Sartiglia di Oristano o S’Ardia, sempre in Sardegna, che vantano storie secolari se non millenarie. Il Palio è anzi uno degli elementi fondamentali del folklore di Siena, dove con il termine “folklore” si intende semplicemente “insieme di tradizioni, usi e costumi di un popolo, regione o gruppo sociale”. Da almeno un secolo gli antropologi si occupano di folklore, trascrivendo e catalogando canzoni, usanze ormai perdute (ad esempio il fenomeno del “tarantismo” pugliese e meridionale), descrivendo feste e cerimonie religiose, eccetera. Alcune di queste tradizioni sono tuttora vive e seguitissime: il Palio è una di queste. Sul Palio esistono anche notevoli studi etnografici, tra cui ad esempio La Terra in Piazza. Quindi il Museo del Palio, o meglio la Galleria del Palio, non aggiungerebbe niente di nuovo. A mio parere, il fatto che il Palio venga studiato a livello etnografico, e possa diventare oggetto di un museo etnografico, non lo mette certo in pericolo: anzi, il fatto che il suo valore culturale e antropologico venga conosciuto anche fuori Siena potrebbe in futuro contribuire a tutelarlo e salvarlo proprio per la sua unicità. I contradaioli potranno invece continuare a viverlo come hanno sempre fatto: il fatto che gli storici dell’architettura – ad esempio – studino l’evoluzione delle case rurali toscane, impedisce forse ai proprietari delle suddette case di abitarci?

  2. Elina ottaviani

    Gentile professore io trovo che già i musei di contrada siano sufficienti. Nella Civetta da aprile abbiamo avuto circa 6000 visitatori da tutto il mondo. Un museo del palio toglierebbe utenti alle contrade. Poi sono sicura che la gestione andrebbe ai soliti Lavoratori Fiorentini e la città ne gioverebbe in minima parte. Gira voce che anche la gestione dell’ostello andrà ai laboratori. Perché non valorizzare meglio il Santa Maria visto che giuridicamente non è neanche un museo e non si può giovare di aiuti economici regionali o europei ? ELINA OTTAVIANI

  3. Elena Matteuzzi

    Riporto integralmente la mail che ho inviato al Comune di Siena:

    “Buongiorno,
    da architetto, contradaiola e appassionata di folklore, desidero sottoporvi le mie considerazioni per un Museo del Palio, pubblicate sul mio blog circa un anno fa.

    Infatti sono molto favorevole all’idea di un Museo del Palio, perché ritengo sarebbe un’ottima opportunità per tutti: i turisti potrebbero infatti capire qualcosa del Palio in modo rigoroso ma decisamente piacevole, e i contradaioli si troverebbero a confrontarsi con visitatori più informati e quindi probabilmente più consapevoli dell’esperienza che stanno vivendo. Inoltre un simile museo potrebbe diventare un punto di riferimento anche per le Contrade, magari affiancando al Museo vero e proprio “centro di documentazione”, in cui verrebbero sistemati in modo organico, valorizzati e messi a disposizione degli studiosi (compresi gli archivisti di Contrada!) tutti i documenti provenienti dai vari fondi e archivi del Comune; e inoltre libri, riviste, tavolette di Biccherna, eccetera.
    Ciò premesso, vediamo come – da architetto – imposterei i termini del problema:

    1 – Perché i Musei di Contrada non sono un Museo del Palio
    Ovviamente, un Museo del Palio sarebbe completamente diverso da un museo di Contrada, in quanto:

    1) Il museo di Contrada è la sala delle memorie di un popolo, e fondamentalmente è fatto per i contradaioli;
    2) Nonostante i musei di contrada siano molto curati, generalmente non sono organizzati in modo organico, cioè secondo un percorso di visita strutturato in modo preciso, per “insegnare” al visitatore: da questo punto di vista, sono molto simili alle raccolte di “memorabilia” (cioè cose strane) dei nobili del Sei-Settecento, o alle collezioni archeologiche dell’Ottocento, che esaltavano la bellezza dei pezzi esposti ma senza organizzarli secondo criteri rigorosi. E questo giustamente, in quanto il loro scopo è quello di raccogliere la memoria storica della Contrada, non spiegarla a terzi: ad esempio, nel Museo della Selva nelle vetrine e alle pareti convivono fianco a fianco bozzetti delle monture dei primi del Novecento, drappelloni, monete vinte durante i vari palii, antiche urne elettorali, documenti vari, regali di alleate, monture non più in uso, ecc. ecc. ecc. Senza guida un visitatore esterno non capisce molto, mentre un Selvaiolo – almeno la sottoscritta – trae grande piacere dal guardare i vari oggetti.
    3) Il Museo di Contrada è uno spazio polivalente, e non solo una sala espositiva. In un museo “normale” si va semplicemente per godere degli oggetti esposti e imparare attraverso la visita: le attività complementari (ad esempio i convegni e i laboratori didattici) si svolgono in spazi appositi, che non interferiscono con il percorso di visita. Il museo di Contrada ha invece moltissime funzioni: è si una sala dei cimeli; ma anche sala per le assemblee e altre iniziative (anzi in tutti i musei di contrada che ho visto c’è sempre un tavolo per le assemblee, le seggiole, eccetera); spazio dove si conservano le monture da giro, i tamburi e le bandiere; spazio dove all’occorrenza ci si cambia; spazio dove si vota; se non c’è altro modo fa anche da archivio, eccetera.
    Insomma, è il salotto buono di un Popolo.

    2 – Museo del Palio, ma come?

    A mio parere, il Museo del Palio (inteso come “edificio”) potrebbe comprendere i seguenti spazi:
    – foyer con biglietteria, guardaroba e servizi igienici;
    – sezione amministrativa (uffici, servizi per il personale, depositi eccetera);
    – percorso espositivo permanente;
    – spazio per esposizioni temporanee;
    – sala per eventi culturali (conferenze, proiezione di film, presentazioni di libri);
    – aule per attività didattiche;
    – biblioteca/mediateca e archivio (centro di documentazione del Palio di Siena);
    – caffetteria (con accesso dal foyer);
    – bookshop (con accesso da foyer).

    Vediamo più in dettaglio:

    Percorso espositivo permanente – Questo sarebbe il vero cuore del museo, in quanto avrebbe il compito fondamentale di raccontare il Palio a chi non ne sa nulla. Personalmente organizzerei il percorso espositivo in tre sezioni:
    – La contrada – come sono nate le contrade, cosa è una contrada, come funziona una contrada, quali sono le contrade, i confini, i luoghi di una contrada (museo, stalla, oratorio, società, fontanina), i “saperi” contradaioli (punto bandiera, ecc).
    – I contradaioli – cosa vuol dire essere contradaiolo, dalla nascita alla morte e anche oltre (riti di passaggio: nascita, battesimo contradaiolo, matrimonio, funerale, tombe), i simboli dell’appartenenza (fazzoletto-bandiera-coccarda ecc).
    – Il Palio – il Palio come tradizione italiana, il palio alla lunga, il palio alla tonda, il palio nei secoli scorsi, i cavalli da palio, la tratta, i quattro giorni, la carriera, il giubilo, la celebrazione della vittoria, il palio tutto l’anno.
    – Il Palio nel mondo: il Palio nell’arte, il Palio nella letteratura, il Palio nella musica, il Palio nel cinema.
    Spazio per esposizioni temporanee – Le esposizioni temporanee potrebbero riguardare il Palio, le Contrade, Siena o altre Feste e tradizioni popolari, le feste medievali (palio compreso), eccetera.

    Aule per attività didattiche – In questo spazio potrebbero essere organizzate dimostrazioni (ad esempio di cucitura delle bandiere) e attività didattiche per i bambini e sopratutto le scuole.

    Bookshop – Il bookshop non potrebbe mancare, e potrebbe vendere la guida del Museo, libri sul Palio e Siena (ad esempio La Terra in Piazza, la Festa in Armi di Duccio Balestracci), dvd, cd di musica senese, le locandine delle mostre temporanee, cartoline, il merchandising del Museo (cioè oggetti – ad esempio biro, portachiavi e borsine di tela – con il logo del Museo). NON dovrebbe invece vendere barberi, fazzoletti, coccarde e altra oggettistica tipicamente contradaiola.

    3 – Come reperire il materiale

    Il materiale da esporre nel Museo del Palio potrebbe provenire da moltissime fonti:

    – Donazioni private di oggetti: semplici appassionati, enti, associazioni culturali e anche Contrade hanno moltissimi oggetti che spesso restano in cantina o in magazzino per mancanza di spazio. In questo modo si potrebbero acquisire e valorizzare moltissimi oggetti.

    – Prestiti: le Contrade potrebbero cedere alcuni oggetti (ad esempio bandiere o braccialetti non più in uso, vecchie monture, copie di vecchi numeri unici, copie di sonetti, pergamene del battesimo, eccetera) colla clausola di poterle richiedere con un minimo di preavviso e mantenendone la proprietà: questo si fa in tutti i musei del mondo. Ovviamente su base assolutamente volontaria.

    – I fondi del Comune: quanti oggetti a sfondo paliesco ha il Comune che non si possono valorizzare per mancanza di spazio? Pensiamo ad esempio ai vecchi carrocci parcheggiati nel corridoio coperto del Santa Maria della Scala, le vecchie monture dei figuranti del Comune e naturalmente le bandiere dello Stibbert.

    – Acquisto: disponendo adeguati di fondi, si potrebbero acquistare da collezionisti privati, da antiquari o ai mercatini delle pulci moltissimi oggetti che spesso vengono riscoperti in tutta Italia. Altri oggetti più “comuni” da esporre, come ad esempio i barberi, il merchandising paliesco, i fazzoletti originari delle contrade potrebbero essere acquistate normalmente. Stessa cosa per le pubblicazioni della biblioteca, come ad esempio i numeri unici.

    – Copie: niente vieterebbe di esporre – a scopo dimostrativo – una copia di un drappellone completo (magari su uno dei carrocci non più in uso), o di un masgalano: anzi in questo tipo di musei è prassi abbastanza usuale e se non ricordo male su uno dei vecchi carrocci già si fa.”

  4. Prima di discutere su come debba essere allestito il Museo del Palio ,bisognerebbe chiedersi quale debba essere il suo scopo! Per avere risorse da destinare al Palio? Per creare un polo misurale diffuso da dare in gestione ad un unico PRIVATO gestore? Io non mi permetto di mettermi sullo stesso piano degli esperti, ma vorrei dare il mio contributo come osservatore che lavora da 30 anni nel campo del turismo ! Viaggiando spesso nei paesi occidentali ho notato che tutte le città importanti che attirano i viaggiatori (non solo i turisti) hanno spesso un museo della Storia della città , io credo fermamente che Siena , se non vuole diventare San Marino , debba attirare il viaggiatore a soggiornare a lungo nella città ! Il museo della Storia , che non può non avere al suo interno anche il Palio, è il naturale primo HUB per il primo giorno a Siena . Gli altri tesori, che l’ospite visiterà ,saranno cosi contestualizzati . I

    • Elina ottaviani

      Gestito magari da cooperativa di giovani cittadini e non fai solito Laboratori . Approvo la proposta del signor Roberto per un museo storico di più ampio respiro rispetto al solo argomento relativo al Palio.Comunque non credo che le contrade si liberino facilmente dei loro beni ancorché riporto in cantina. Comunque le argomentazioni della dottoressa Matteuzzi sono molto valide. Un museo moderno lo deve essere a 360 gradi anche se basato sull’antichità .

  5. Redazione del blog

    INTERVENTI TUTTI INTERESSANTI, GRAZIE!

    Mi avete aPERTO GLI OCCHI TRA TUTTI! Il difetto più grave del progetto (che è buono, ovviamente, perché i commissari sono buoni) è che in effetti un museo del Palio non ha senso.. Nel senso, per giocare con le parole, che il suo senso gli viene dato solo entro e dalla vicenda complessiva della città!
    Cioè, gli eventi contrada e palio hanno senso in quanto inseriti organicamente in un Museo di Storia della Città come esistono nelle principali città del mondo. interattivi come volete, personalizzati da donazioni ecc. Tutto giusto nelle proposte dell’arch. Matteuzzi, ma proprio per un museo di quel genere non per uno monotematico.
    Perciò richiamavo il problema SMS e Palazzo pubblico: senza un disegno complessivo di musealizzazione di entrambi i siti lavorare alla galleria del Palio è fare un buco dell’acqua; sarà visitato, perbacco, certo, lo è anche il museo della tortura….ma non verrà fuori una sua lettura profonda, come si può avere SOLO entro la storia complessiva del Popolo senese.
    Mando alla mail della commissione, naturalmente, anche se ci sono forti interessi per andare avanti nel senso ormai deciso: imposto dall’alto come si sta facendo tutto in città, ormai.

  6. Elena Matteuzzi

    Riporto il caso di Bologna, mia città di origine. Da qualche anno il Comune ha “messo in rete” tutti i musei creando il progetto Genius Bononiae, il cui fulcro è uno stupendo museo della storia della città. Non si potrebbe fare a Siena la stessa cosa? Si potrebbe creare il Museo della Città e successivamente tanti musei tematici. A Siena per esempio esiste il Museo dell’Acqua (che non ho mai visitato, purtroppo) sul sistema delle fonti e dei bottini. Ma quanti lo conoscono? La Galleria del Palio potrebbe benissimo inserirsi in questo circuito. Si potrebbero creare poi dei “pacchetti” in collaborazione con le Contrade: ad esempio visita al Museo del Palio e a un Museo di Contrada, magari scelto a rotazione. Oppure un biglietto cumulativo per tutti i musei senesi: Palazzo Pubblico, Galleria del Palio, Santa Maria della Scala, Museo dell’Acqua, Museo della Città (magari da allestire nella Fortezza, spazio sicuramente da valorizzare), Museo dell’Opera del Duomo. E’ così difficile? La gestione di tutti questi musei potrebbe essere affidata a una cooperativa di giovani contradaioli. Inoltre, a Siena l’ultima mostra di rilevanza nazionale risale al 2003… Ora si dirà che Siena è già città turistica, ma spesso non è un turismo di qualità, ma sono gitanti di un giorno, massimo due…

  7. Redazione del blog

    Tenga presente, cara Architetto, che un inizio di museo di storia della città è già nei sotterranei del SMS e perciò ci chiedevamo come coordinare la Galleria, che dovrebbe esserne parte. A questo punto non possiamo che invitare a visitare il sito di Genius Bononiae, che probabilmente deve essere oggetto di un post a sé. Del biglietto cumulativo qualcosa si sta realizzando in questi giorni.
    Grazie, speriamo che vogliano intervenire anche altri amici e cittadini!

  8. Se volete potrei scrivere volentieri un post sul “sistema” di Genus Bononiae, ma non vedo la stretta attinenza con Siena 😉
    Questo comunque è il link al sito:
    http://www.genusbononiae.it/

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